Mi ritrovo così all'aeroporto di New York, otto terminal di nulla assoluto. Io speravo vanamente di trovare qualcosa da fare, un posto in cui dormire, gente con cui parlare. No, troppo facile così. Niente. Frustrato come un metallaro ad un concerto dei cugini di campagna, cerco un posto dove dormire. La scelta cade su una specie di panchina durissima, così dura che ti si ammacca il sedere solo a guardarla.
Dopo un'ora di supplizio, decido che è meglio il pavimento. Mi siedo là ed aspetto il mio volo. Beh, non è così semplice, perchè quando arrivo al gate, mi dicono che non c'è speranza per me. Prendo un taxi [si, quelli famosi gialli dei film] e mi dirigo verso l'altro aeroporto di New York. L'accento del tassista è incomprensibile, più o meno come se Spitty Cash facesse da logopedista a 50 Cent. Tirando fuori tutto il fratello del ghetto che è in me mi faccio capire ed arrivo al terminal in tempo. Sono l'ultimo della lista dei passeggeri in stand-by.
Una persona non si trova, così per prolungare la mia agonia mi portano di fronte al portellone dell'aereo. L'impiegata della Delta entra in aereo, e controlla i posti uno per uno. Ce n'è uno libero: mi mettono nell'aereo così posso partire per Detroit. Non dormo da una trentina di ore, ma almeno sto volando!
A Detroit incontro Jacob [un nome, un programma, per i seguaci di Lost], che mi consegna il mio bagaglio. Scendo e vedo Elena che mi sta aspettando all'uscita: finalmente le cose si mettono bene!
Andiamo a casa sua, situata in un bellissimo quartiere a nord-ovest di Detroit, chiamato Farmington Hills, e lì ci sta aspettando suo marito Leon. Ecco, oggi ho scoperto che Leon è nato in Kamchatka: può attaccare l'Alaska su Risiko!La serata la passo a casa di amici loro, tutti simpaticissimi e tutti russi. Grigliata epica, anche se non ho capito un buon 70% di quello che si son detti tra di loro.
Dopo un dritto di quasi 50 ore, crollo in un sonno profondissimo. Meritato direi!
Il tipo nato in Kamchakka!!!!!! HAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHHAHAHA
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